Il modello italiano, esempio per l'Ue

Da "IL GIORNALE" di sabato 13 febbraio 2010

All`inizio del semestre di presidenza Ue della Spagna, lo scorso gennaio, il primo ministro spagnolo Zapatero disse al Parlamento europeo che «una genuinapolitica europea d`immigrazione» sarebbe stata il cuore del suo mandato.

Bisogna chiedersi ora cosa intendesse, visto che nel 2005 lo stesso Zapatero ha amnistiato nel suo Paese 700mila immigrati illegali, senza notificare nulla all`Ue. E non sorprende, dunque, che l`amnistia spagnola abbia scatenato un flusso massiccio di migranti via mare che prima hanno cercato di raggiungere le Isole Canarie dal Nord Africa, poi le coste italiane via Libia.

Il signor Zapatero non è del resto l`unico presidente nell`Ue che predica bene ma che poi pratica il contrario. Nel 2009, il primo ministro belga Herman Van Rompuy concesse un`amnistia per 25mila immigrati illegali, anche lui senza notificare nulla a Bruxelles. E in quel periodo un gran flusso d`immigrati arrivò in Belgio, provando ad approfittare dell`amnistia.

L`unico leader di governo onesto nell`Ue circa le politiche migratorie è il primo ministro italiano Silvio Berlusconi, che nel 2008 annunciò un piano per ridurre l`immigrazione illegale. Invece di essere criticato, Berlusconi merita sostegno, perché deve ognigiorno affrontare le conseguenze di una politica europea d`immigrazione fallimentare, la cui debolezza maggiore è nel fatto di non prevedere controlli delle frontiere e vere misure di rimpatrio. Una volta che gli immigrati entrano nell`Ue, è difficile rimpatriare quelli illegali. Semplicemente rimangono, sperando nella futura amnistia.

Nel corso degli anni, la legislazione europea ha accordato agli immigrati diritti sull`intero territorio dell`Ue, ma si è astenuta dall`assegnare agli Stati metodi effettivi di rimpatrio. La direttiva europea di rimpatrio prescrive infatti che «l`uso di misure coercitive dovrebbe essere espressamente subordinato al rispetto dei principi di proporzionalità e di efficacia».

Questo vuol dire che agli immigrati illegali la direttiva garantisce il diritto di ritardare o impedire il rimpatrio. Di conseguenza, nell`Ue esiste un enorme squilibrio tra «l`ingresso» e «l`uscita». Perché?

L`Ue vuole essere considerata come «la forza buona» del mondo. Quando sono richieste misure dure e spiacevoli, l`Ue si ritira. Ma senza una efficace procedura di rimpatrio, la politica dell`immigrazione equivale ad una «politica di porte aperte». Berlusconi deve mediare ogni giorno tra la moralità di Bruxelles e la dura realtà in Italia. E nel frattempo, purtroppo, la Commissione europea propone di sparpagliare gli immigrati illegali in tutto il territorio dell`Ue, per mitigare gli effetti della loro presenza. Ma accordare amnistie e sparpagliare immigrati lungo l`Ue sarebbe semplicemente un nuovo incentivo per l`immigrazione illegale e aumenterebbe le tensioni sociali nei Paesi europei dove le città sono già congestionate dalla presenza di immigrati.

L`Europa deve innanzitutto controllare le sue frontiere, e non con ispezioni simboliche ma con operazioni navali congiunte degli Stati membri. Altrettanto, ha bisogno di una politica effettiva di rimpatrio. La direttiva di rimpatrio del 2008 dovrebbe essere riesaminata e modificata affinché permetta «l`espulsione diretta» in caso d`immigrazione illegale.

L`Europa ha bisogno di un`immigrazione ben gestita e subordinata alle sue necessità economiche, come già avviene negli Stati Uniti, in Canada e in Australia.